Sebastião Salgado

Sebastião Salgado è considerato uno dei più grandi fotografi, a livello mondiale, contemporanei.
E’ un artista Brasiliano nato nel 1944,cominciò gli studi come economista e statistico e fu solo in un secondo momento, quando venne mandato in missione in Africa agli inizi degli anni ‘70 che si cominciò a orientare alla fotografia rendendola una vera e propria professione
La sua spiccata sensibilità e voglia di scoprire lo portarono a orientarsi sulla documentazione della condizione umana nelle diverse aree geografiche.
Nel 1973 realizzò il primo reportage dedicato alle condizioni climatiche di siccità del Sahel e quindi si dedicò a documentare e immortalare le situazioni terribili degli immigrati in Europa.
Nel 1979 cominciò a far parte della Cooperativa di fotografi Magnum Photo.
Fu proprio quest’occasione che gli permise di viaggiare e di crescere ulteriormente, grazie agli spostamenti continui in America Latina, da cui scaturì uno dei suoi importanti libri: “Other Americans”. Nel 1994 decise di abbandonare la Cooperativa per dedicarsi a un nuovo progetto: creare una struttura “Amazonas Images”, dedicata completamente alla sua grande passione.
Pubblica allora la sua opera forse più significativa “La mano dell’uomo” che divenne un’icona del vero lavoro. Un colosso di 400 pagine sviluppato in 6 anni e in 26 paesi diversi che funge da mezzo comunicativo per spiegare una condizione di vita spesso non considerata o data per scontata.
Il suo fu sempre un punto di vista obiettivo, ma ebbe, in ogni attimo, un atteggiamento sensibile e di completa empatia, tanto da riuscire a trasmetterlo anche attraverso i suoi scatti.
Dopo aver assistito a 25 anni di conflitti, la sua estrema sensibilità e volontà di far conoscere situazioni spiacevoli per smuovere qualcosa per migliorare il mondo, lo portarono a subire troppe sofferenze psicologiche, vedendo i più deboli sopraffatti dalla forza, dalla prepotenza e dalla malvagità. Il colpo di grazia fu essere partecipe del genocidio in Ruanda e allora crollò.
Intorno agli anni 2000 il fotografo si ammalò, saturo per tutto quello che ebbe visto, stanco, rassegnato e convinto che il mondo sarebbe andato sempre di più a pezzi. La fiducia verso la razza umana venne meno tanto che decise di abbandonare la fotografia per un po’ di tempo insieme agli orrori ormai imprigionati nei suoi occhi.
Tornò in Brasile e spinto dal continuo amore per la terra e la voglia di fare qualcosa di significativo per migliorare e lasciare un segno nel mondo, decise di fare un’opera di riforestazione. Dopo alcuni anni, 2 milioni e mezzo di alberi continuarono a crescere ricoprendo chilometri di deserto e facendo riprendere l’ecosistema.
Fu proprio da queste vicissitudini che nacque “Genesis”, altra grande opera del fotografo creata con un altro scopo: la rinascita e la voglia di salvare, in qualche modo, il proprio pianeta.

Salgado e la moglie

La mano dell’uomo

Genesis